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Valzer con Bashir

Un paio di giorni fa ho visto Valzer con Bashir, di Ari Folman. Messo in scena da David Polonsky e da un team di animatori bravissimi, è un film molto bello che racconta gli sforzi del regista per ricordare un episodio traumatico della sua vita di giovane soldato israeliano: il massacro falangista nei campi palestinesi di Sabra e Chatila, vicino a Beirut, nel 1982.
Qui in Italia tutti si sono indignati perché questo film -secondo me a ragione- ha battuto il nostro "Gomorra" nella corsa all'Oscar come miglior film straniero.
Però non di questo voglio parlare, ma accennare invece al maggior pregio del film: l'essere costruito tutto sulla soggettività. Partendo da un incubo (i 26 cani che rincorrono nei suoi sogni uno dei protagonisti) Folman continua sottolineando sempre il carattere estremamente personale (e doloroso) di quanto sta raccontando. Questa tecnica narrativa, applicata con grande rigore, gli permette per es. di mostrarci come la guerra continui anche dove non ce la immaginiamo: nelle strade lontane dal Libano, nelle discoteche, nella campagna olandese piena di neve ai giorni nostri.
Alla fine, quando, per un minuto interminabile, l'animazione lascia il posto alle immagini vere dell'epoca, che mostrano i cadaveri, io -che in questi casi chiudo SEMPRE gli occhi- ho continuato a guardare. Mi sembrava giusto fare questo sforzo, e giuro che non è stato piccolo, dopo tutta la fatica che Folman aveva fatto.
I nostri media sono pieni di atrocità, anche per questo sono atroci. Questo film racconta una storia atroce senza diventarlo, e apre forse una strada. Non credo che si possa pretendere di più da un "cartone animato"...

   tomaso boniolo - 2 February 2009
   tags:
cinema

comments

   #1  manuela tartari commented, on 9 February 2009 at 8:38 p.m.:

L’ho visto anch’io, ieri sera, e mi ha colpito profondamente. E’ un pensiero visivo sulla memoria, i suoi inganni e le cose che non passano mai. Come tracce che si fissano e con tutte le loro distorsioni formano una mappa che contiene le esperienze personali ma anche quelle degli altri. Bello.


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